Il microcopy è il testo che sta attorno alle azioni: le etichette dei pulsanti, i messaggi di errore, la riga sotto un campo del form. È la parte che decide se un visitatore completa un’azione o se ne va, e quasi nessuno la scrive con attenzione. Il caso più comune: un pulsante che dice “Invia” su un sito che nessuno ha ancora capito.
Qui trovi le regole che applico, con esempi prima e dopo presi da siti reali, e il modo di verificare se funzionano.
Un pulsante deve dire cosa succede dopo
La regola è una: il testo del pulsante descrive il risultato, non l’azione tecnica. “Invia” descrive un’operazione del sistema; “Richiedi il preventivo” descrive cosa ottiene la persona. La differenza sembra minima e invece cambia il numero di clic.
Tre criteri pratici:
- Verbo più oggetto, tra due e quattro parole: “Richiedi il preventivo”, “Scarica la guida”, “Prenota una call”
- Prima persona o seconda persona, non terza: “Scrivimi cosa ti serve” funziona meglio di “Il cliente può contattare lo studio”
- Nessuna ambiguità: se il pulsante porta a un form, deve dirlo; se apre WhatsApp, deve dirlo
| Prima | Dopo | Perché funziona meglio |
|---|---|---|
| Invia | Richiedi il preventivo | Dice cosa ottiene chi clicca |
| Scopri di più | Vedi come lavoro | Promette un contenuto preciso |
| Contattaci | Scrivimi cosa ti serve | Toglie la sensazione di dover chiamare |
| Acquista | Aggiungi al carrello | Descrive l’azione reale, senza impegno implicito |
| Iscriviti | Ricevi la guida in PDF | Dice cosa arriva e in che formato |
| Parla con noi | Prenota 20 minuti | Quantifica l’impegno richiesto |
L’ultimo esempio è quello che sposta di più: “parliamo” è percepito come una richiesta di tempo senza limiti, “20 minuti” è un impegno definito. Chi ha poco tempo rinuncia al primo e accetta il secondo.
La riga sotto il pulsante: ridurre l’attrito
Il testo più utile di un sito spesso non è il pulsante, è la riga sotto. Serve a rispondere all’obiezione che blocca il clic, e va scritta per ogni pagina che chiede qualcosa:
- “Rispondo entro un giorno lavorativo”: toglie la paura del silenzio
- “Nessuna call obbligatoria”: toglie la paura della telefonata commerciale
- “Il preventivo è gratuito e senza impegno”: toglie la paura del costo nascosto
- “Ti scrivo io, non un ufficio vendite”: toglie la paura di finire in un funnel
Una riga sola, non tre. Se aggiungi un elenco di rassicurazioni il messaggio si perde.
Le etichette dei campi: il placeholder non basta
Il placeholder, il testo grigio dentro il campo, sparisce appena la persona inizia a scrivere: chi si distrae non ricorda più cosa doveva inserire. L’etichetta deve stare fuori dal campo, sopra, sempre visibile.
Il secondo problema è la quantità: ogni campo in più riduce le richieste. Per un preventivo bastano nome, email e una riga su cosa serve. Telefono e budget si chiedono dopo, quando c’è già un dialogo. Se il telefono è indispensabile, va spiegato il motivo (“per richiamarti se l’email non arriva”).
Messaggi di errore: dire cosa correggere
Un messaggio “Errore: compilare i campi obbligatori” obbliga la persona a ricontrollare tutto. Il messaggio utile dice il campo e la correzione:
- “L’indirizzo email non sembra completo: manca la parte dopo la chiocciola”
- “Il numero di telefono deve avere almeno 9 cifre”
- “Questo campo serve per risponderti: senza email non posso inviarti il preventivo”
Meglio ancora se l’errore compare accanto al campo, mentre si compila, e non tutto insieme dopo l’invio. Sui form lunghi la differenza tra i due sistemi si misura in richieste perse.
Quante call to action in una pagina
Una primaria e una secondaria, ripetute, non dieci diverse. La primaria è quella che porta il contatto; la secondaria offre un’alternativa a chi non è pronto (leggere un caso, vedere i prezzi, scaricare una guida).
Su una pagina lunga la CTA va ripetuta ogni due o tre sezioni: chi arriva in fondo è già convinto, chi si ferma a metà deve poter cliccare senza risalire. Ripetere lo stesso pulsante non è insistenza, è evitare che la persona debba cercarlo.
Dove il microcopy conta più che altrove
| Punto del sito | Cosa scrivere | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Pagina 404 | Cosa è successo e due link utili | “Pagina non trovata” e basta |
| Pagina di ringraziamento | Cosa succede ora e quando | Un semplice “Grazie” |
| Banner cookie | Cosa raccogli e perché, in una riga | Testi legali lunghi come primo messaggio |
| Form newsletter | Cosa arriva, ogni quanto, chi scrive | “Iscriviti alla newsletter” |
| Pagamento | Cosa succede dopo il clic, con tempi | Nessuna indicazione |
La pagina di ringraziamento è quella che si dimentica sempre: è il momento in cui la persona ha appena fatto qualcosa che le è costata un piccolo sforzo e vuole conferma. “Grazie, ti rispondo entro un giorno lavorativo, se non arriva nulla controlla lo spam” evita metà delle email di sollecito.
Il tono: tu o lei, e quanto essere formale
Il microcopy è il punto in cui il tono del sito si sente di più, perché sono frasi che la persona legge in un momento di attenzione: sta compilando, sta aspettando, ha sbagliato qualcosa. Tre regole:
- Lo stesso registro in tutto il sito. Se la home dà del tu e il form dà del lei, sembrano due aziende diverse
- Frasi brevi nelle azioni. “Inviato. Ti scrivo entro domani” funziona meglio di “La ringraziamo per averci contattato, sarà nostra cura ricontattarla”
- Nessuna colpa a chi sbaglia. “Il campo email è vuoto” e non “Hai dimenticato di compilare il campo”: la seconda versione fa sentire in difetto
Sui siti per professionisti il “tu” è quasi sempre la scelta giusta: avvicina e non toglie autorevolezza. Il “lei” ha senso in ambiti formali (studi legali, notarili, sanità) dove il cliente si aspetta quel registro.
Microcopy nelle email automatiche
Le email che il sito invia da solo sono microcopy a tutti gli effetti, e sono quelle scritte peggio. Tre punti da sistemare subito:
- Oggetto: deve dire cosa contiene, non “Nuovo messaggio dal sito”. “Richiesta di preventivo: sito vetrina, Marco Rossi” si trova subito in casella
- Conferma al cliente: cosa hai ricevuto, cosa succede ora, entro quando. È la email che riduce le sollecitazioni
- Notifica a te: con i dati essenziali già nel testo, così si può rispondere da telefono senza aprire altro
Checklist prima di pubblicare una pagina che chiede qualcosa
- Il pulsante dice cosa succede dopo
- C’è una riga sotto che toglie l’obiezione principale
- I campi sono al minimo indispensabile, con etichette visibili
- I messaggi di errore dicono come correggere
- La pagina di ringraziamento dice cosa accade ora e quando
- Il registro (tu o lei) è lo stesso del resto del sito
- L’azione è raggiungibile anche da mobile senza scorrere a caso
Come verificare se funziona
Due modi, entrambi a costo zero. Il primo è guardare i dati: in GA4 si confronta il numero di clic sul pulsante con il numero di invii completati. Se i due numeri sono distanti, il problema sta nel form, non nel pulsante.
Il secondo è chiedere a tre persone che non conoscono il sito di completare l’azione, senza spiegare nulla. Dove si bloccano è dove va riscritto il testo. È un test da mezz’ora che trova più problemi di un’analisi di un giorno.
Il microcopy fa parte dei testi del sito: se ne parla nella realizzazione, e i testi delle pagine che devono convertire seguono le stesse regole delle landing page. Se il sito perde contatti e non sai dove, il punto di partenza è il percorso che porta al contatto.
Domande frequenti
Quanti campi deve avere un form di contatto?
Tre: nome, email e una riga su cosa serve. Ogni campo aggiuntivo riduce le richieste, e telefono e budget si possono chiedere nella risposta, quando la persona ha già deciso di parlarti.
Meglio “Contattaci” o “Richiedi un preventivo”?
“Richiedi un preventivo” dice cosa ottiene chi clicca e riduce le richieste vaghe. “Contattaci” è più generico e va bene solo se il sito offre più canali e non vuole spingere su uno.
Il microcopy cambia davvero i risultati?
Sì, ed è uno degli interventi più economici: cambiare testo a un pulsante costa dieci minuti e si misura in due settimane. Sui form lunghi e sulle pagine di contatto è spesso il primo intervento che consiglio.
Se il tuo sito riceve visite ma poche richieste, scrivimi cosa succede: guardo il percorso dal clic al contatto e ti dico dove si perde.